The American Nightmare è un vecchio documentario di Adam Simon, futuro regista di Carnosaur (il parassita cormaniano di Jurassic Park), che ripassa l’horror americano del decennio 1968-1978 attraverso una serie di interviste ai maestri che ne hanno fatto un’età dell’oro e a un buon numero di esperti esegeti.
Nel complesso, non credo possa dire molto di nuovo a chi ha frequentato parecchio il genere o letto qualcosa sulla sua decantata capacità di sintesi storica. Tuttavia, se le conclusioni generali si limitano a rimarcare una linea interpretativa già assodata, i commenti specifici elargiscono qualche affascinante insight su un gruppo di pellicole di cui non si parla mai abbastanza, tanto sono eccezionali e difficili da esaurire.
Lo vidi la prima volta qualche anno fa su Sky e oggi l’ho ritrovato, scomodamente sezionato in 8 brandelli, su Youtube:
Inserisco qui la quarta parte, che tratta di Texas Chainsaw Massacre, e in particolare di quella che sono tentata di considerare la più traumatica scena horror mai girata: la celeberrima comparsa di Leatherface, chiusa dalla porta che il titolo italiano consiglia così caldamente di non aprire.
Tale Adam Lowenstein, un giovane accademico che da lì a cinque anni avrebbe dato alle stampe Shocking Representation: Historical Trauma, National Cinema, and the Modern Horror Film (che faccio, provo a comprarlo usato?), arriva al punto in merito alla mitica scena della porta.
Da una parte quel brutalissimo lastrone di ferro ci salva dal continuare a guardare, dall’altro ci tenta irresistibilmente a sorpassarlo. Rappresenta l’ambigua zona di confine tra voler vedere e non voler vedere, dunque, in qualche modo, tutto il cinema horror.







