Hard Candy di David Slade, 2005

Ellen Page è una giovane attrice specializzata nell’interpretazione di adolescenti che pensano, parlano e si comportano come donne di venticinque anni. Questo, se il mondo fosse un posto migliore, dovrebbe bastare a renderla terribilmente antipatica a tutti noi. Hard Candy, antecedente al detestabile Juno, rimedia preventivamente contrapponendola al genere di mostro che, sotto sotto, anche il più mite dei garantisti abbatterebbe senza rimorsi.
Trama: La quattordicenne Hayley si incontra con un viscido fighetto più vecchio di lei di diciannove anni, con cui ha flirtato in chat per un mese. Il lupo la porta a casa sua, ma prima che le sue sospette intenzioni si chiariscano, lei lo droga, lo ammanetta e lo informa di essere in possesso di qualche rudimentale nozione di chirurgia.
Tra tutti i criminali gli stupratori sono forse i più odiosi e, tra tutti gli stupratori, i pedofili sono indubbiamente quelli che ispirano la più violenta ripugnanza alla sensibilità moderna. Perciò, tra tutti i revenge movie, Hard Candy è probabilmente il più adatto a sollecitare con successo le spinte giustizialiste del pubblico, anche di quello normalmente invulnerabile alla seduzione di Charles Bronson.
Il fotografo con la fissa delle lolite è un uomo giovane e attraente, che fa un lavoro creativo, vive in un appartamento piacevole e millanta interessi ambientalisti. Un personaggio disturbante perché la sua distanza dagli stereotipi estetici e socioeconomici convenzionalmente associati alla devianza lo inquadra in una cornice realistica e gli carica addosso il pauroso attributo dell’irriconoscibilità. L’effetto è quello di una specie di Humbert Humbert che si tiene in forma come Patrick Bateman. L’altra protagonista però non è Dolores Haze. Escluse le All Stars, Hayley non ha nulla in comune con una vera teenager. Non è una rappresentazione credibile delle persone che gli adulti vorrebbero proteggere, ma un’incarnazione del castigo che, più o meno segretamente, oltre il velo della razionalità e contro la sedazione dei principi, le viscere dello spettatore medio desiderano per gli stupratori pedofili: spietato, esemplare, disinteressato alle attenuanti e ai moventi.
Hard Candy, dopo una prima mezz’ora splendidamente tesa dal dubbio, chiarisce una natura revenge lineare e scontata, appesantita dall’orologeria teatrale di dialoghi troppo fitti ed esaustivi. Ma mette in contatto veramente diretto con la sete di vendetta, installandosi sul confine oltre il quale la tentazione di non riconoscere più pietà o diritto ai colpevoli si impenna a dismisura: è questo a farne oggettivamente un film forte.
Esteticamente è patinato e purissimo, un vero anti-torture porn: non una goccia di sangue e nemmeno l’ombra di concessioni exploitation. Rigoroso, moralista e perturbante, elabora in modo prevedibile ma funzionale gli stilemi fiabeschi e, genialmente, ricava un set di indiscussa efficacia drammatica dalle pareti di una casa da AD.








One Comment
You are exactly right with this blog post.