
A quanto pare Guy Ritchie farà un film sull’Uomo. Cioè su Lobo, il grottesco cacciatore di taglie Czarniano nato negli anni ’90 come commento dissacrante ai classici supereroi punitori. Avido, violentissimo, erotomane, metallaro, bianco e nero come un Kiss, sovente coperto delle frattaglie delle sue vittime e dotato di armi ignorantissime, Lobo si è ritagliato un posticino nei nostri cuori come anti-supereroe rozzo e venale e ora si prepara a sbarcare sul grande schermo.
Keith Giffen, creatore di Lobo e autore della sua più precoce e violenta incarnazione per la DC, non è stato interpellato per il film e non ne sa troppo più dei fans. Si augura che la riduzione di Guy Ritchie punti sull’umorismo nero e, informato della candidatura di Jeffrey Dean Morgan, dichiara che preferirebbe un attore non troppo famoso, per evitare che l’immagine di un divo cannibalizzi e sovrasti quella dell’Uomo.
Personalmente, non ho mai trovato i contenuti di Lobo troppo “per adulti”, semmai ci ho sempre visto un piacevole – e in un certo senso anche educativo – esercizio di sana ironia. Malgrado questo, comprendo e condivido le perplessità dei fan sulla compatibilità tra il PG-13, che a quanto pare sarà il rating della trasposizione, e lo spirito del fumetto, per il semplice fatto che “There may be depictions of violence in a PG-13 movie, but generally not both realistic and extreme or persistent violence”. Ecco, il problema è proprio questo: l’efficacia comica di Lobo si basa esattamente sull’uso continuo della violenza estrema.
Tutto questo mi fa tornare alla mente un’avventura di Lobo, pubblicata a ridosso degli ultimi numeri della seconda serie di Alan Grant, oggettivamente già alla frutta.
Si intitolava “The All-New, Non-Violent Adventures of Superbo!” e ipotizzava un cambio di immagine del bruto Czarniano, deciso dai vertici della DC per andare incontro al pubblico mainstream.
Il riluttante Lobo, in queste pagine, veniva sbarbato, pulito, pettinato come superman, dotato di un nuovo veicolo e perfino di un costume giallino con tanto di mantello. Il progetto di revisione del carattere era poi definitivamente attuato sottoponendo lo stesso Alan Grant a una sorta di Cura Ludovico a base di elettroshock: ogni volta che Lobo imprecava, si abbandonava alla sua passione per il massacro o alle sue irruente inclinazioni sessuali, lo sceneggiatore veniva folgorato da una scarica elettrica. Da qui, la sensibile variazione nell’indole e nel gergo del nostro eroe. Per esempio, un proposito schiettamente lobesco quale: “Giusto!Sfrakatzo qualche skrauso finchè un altro verme confessa e poi li sfrakazto per sempre!” si ammorbidiva nell’old-fashioned: “Giusto! Rintraccerò l’ignobile malfattore e lo consegnerò alla giustizia!”.
Ovviamente il tutto si concludeva in un tripudio di sangue e merda – un happy end, per Lobo – ma nel frattempo il pubblico poteva sperimentare il piacere masochistico di vedere il suo truculento beniamino trasformato in un mascellone in calzamaglia: SuperBo. (Potete rimirarlo nella scansione sotto il titolo del post, mentre discute di nudi femminili con un editor e inchioda davanti alle strisce per lasciar passare una vecchietta.)
Orbene, stanti le minacce rappresentate dal divieto ai minori di 13 anni e dalla presenza nella sceneggiatura – pare – di una bambina come comprimaria del nostro eroe, penso si possa dire che lo spettro di SuperBo incombe cupamente sull’incarnazione cinematografica dell’Uomo.
Mentre aspettiamo il 2010, pregando con ardore affinché la piccina di cui sopra faccia la stessa fine della maestra di Lobo, possiamo riguardare questo piccolo corto del 2002, tratto dal bellissimo speciale “The Lobo Paramilitary Christmas Special” e amorevolmente diretto da Scott Leberecht. Su wikipedia si può leggere la fiabesca storia della sua realizzazione.







