Daybreakers

Daybreakers di Michael e Peter Spierig, 2009

Trama: futuro distopico non troppo lontano. I vampiri sono la specie più diffusa e dominano il pianeta. In vista dell’imminente estinzione della nuova razza inferiore, le multinazionali dell’alimentazione lavorano alacremente alla produzione di un surrogato sintetico del sangue umano. Il progetto assorbe anche Edward, un brillante scienziato troppo sensibile per mangiare gli umani, cioè l’unica specie adatta a fornire un sostentamento efficiente alla sua. L’astinenza dal sangue umano procura ai vampiri una terribile involuzione degenerativa, trasformandoli in creature irrazionali e violente abbastanza simili a Gary Oldman in versione pipistrellone. Mentre la carestia sovraffolla prima le fogne e poi i centri urbani di siffatte creature, portando in luce l’iniquità del sistema capitalista, il vampiro non antropofago si unisce a una gang di umani ribelli convinti di possedere una soluzione alternativa al Tru Blood per riportare le cose esattamente come stanno oggi.

Daybreakers non mi è piaciuto, salvo che durante il primo quarto d’ora e nel corso dell’abbagliante scena dei soldati (c’è un’immagine complessissima e mirabilmente coreografata che secondo me da sola vale il biglietto: tipo zattera della Medusa, ma con un sacco di simil zombi e  divise).
In sostanza l’ho vissuto come un film-predica e non ho apprezzato l’affollamento di temi familiari melodrammatici. Potrei argomentare il pollice verso, ma preferisco chiacchierare di un paio di cose che mi hanno colpita senza scendere nel merito della mia valutazione sul film. Si tratta dell’uso del design nelle scenografie e del problema di alimentazione dei vampiri “sensibili”, che secondo me può dire qualcosa sullo stato di salute dei succhiasangue al cinema.

Partiamo dall’uso della moda e dell’arredamento di interni.
In questo settore Daybreakers mantiene le promesse del mainstream di qualità, sfornando immagini molto accessibili, realizzate con stile e professionismo. L’idea è quella di ottenere l’effetto Blade Runner, immaginando un gusto del futuro fortemente contraddistinto da elementi retrò. I vampiri di Daybreakers fanno riferimento a due periodi: gli anni 50, soprattutto per vestiti, acconciature e make up, e gli anni 80 più sobri e attenti agli status symbol, che dominano le case dei ricchi e gli uffici delle multinazionali, per evocare da un lato l’idea del culto borghese per le apparenze e dall’altro quella di una “mostruosa” spregiudicatezza economica. Quindi tripudio di luci fredde, pezzi di design italiano (la fortunatissima lampada nell’immagine si trova in casa di Edward), open space frazionati da elementi divisori artistici, cristallo e pelle. Io non me ne intendo un granché, ma penso che un appassionato si divertirebbe come un pupo.
Il mondo segreto dei sovversivi umani è meno interessante e si gioca la carta della contrapposizione radicale, riproducendo il difetto più massiccio del film: la tendenza moralistica a scandire Er Metafora. Agli anni 50 del noir si fa rispondere il rock and roll di William Dafoe, con i risvolti ai Jeans e le macchine vintage da Gioventù Bruciata, mentre l’estetica Wall Street degli allevatori di umani è “superata” dalla rilassatezza grunge che si può ammirare nel temperato e bucolico rifugio delle bestie a sangue caldo.

Per il secondo punto premetto la classica excusatio non petita: si tratta di una suggestione su cui non ho riflettuto tanto, perciò il rischio che sia tutto un po’ una stronzata è più alto del solito.

Edward ama gli umani. Li ama di un amore così intenso da giustificare l’adozione di una dieta autolesionista, antisociale oltre che suicida perché destinata a trasformarlo in un essere particolarmente violento, pericoloso per se stesso e per gli altri.
I motivi di questa incredibile adorazione sono incomprensibili. Sicuramente non si individuano in una particolare ammirazione per la produzione intellettuale della società umana, praticamente proseguita tale e quale anche da quella dei vampiri. Non sembrano discendere nemmeno da convinzioni antispeciste visto che, come ricercatore, Edward sperimenta senza problemi sugli altri primati. Questo non sarebbe strano, visto che tutte le culture individuano animali-cosa e animali “privilegiati”. I motivi di questa disparità però hanno a che a fare con credenze e consuetudini i cui segni sono evidentissimi: un alieno intuirebbe qualcosa sui motivi per cui in Italia il cane non si mangia e il maiale invece sì in cinque minuti di passeggiata per Roma, mentre due ore di riprese sulla metropoli vampirica non offrono nemmeno un vago indizio sui tratti culturali che dovrebbero trattenere questi tizi dal consumare l’unico e solo alimento che li tiene in piedi. In generale non è possibile pensare ai vampiri non antropofagi come a qualcosa di simile agli umani vegetariani. Forse ricordarlo non è molto poetico, ma gli stili di vita basati sull’astensione dai prodotti dello sfruttamento animale sono figli, prima che di una presunta “sensibilità” o di una certa posizione etica, del benessere, di una disponibilità di risorse tanto elevata da consentire la scelta. I vampiri di Daybreakers, se vogliono tenersi uno straccio di libero arbitrio, non possono scegliere di non mangiare animali e non possono nemmeno scegliere quali mangiare.
Pure a fronte di un simile stato di cose, il fatto che la specie umana sia meritevole non solo di conservazione ma anche di tutela, che abbia diritto alla non-sofferenza, alla dignità e perfino alla libertà e alla gioia, è presupposto anapoditticamente. Nessuno, ma proprio nessuno, si cura non dico di dimostrarlo, ma solo di argomentare perché lo pensa.
Perché varrebbe la pena di trasformarsi in una cosa famelica e demente che aggredisce ogni forma di vita pur di non sacrificarne quella umana? La risposta di Daybreakers è: perché sì. Perché un umano ha più diritto di esistere di un vampiro? La risposta di Daybreakers è: perché i vampiri, loro, sono mostri.

Incredibilmente Daybreakers restituisce al vampiro un’essenza mostruosa e – ancora più incredibilmente – non lo fa dipingendolo come una creatura diversa, temibile, peggiore. Pur essendo del tutto identici a noi, perfino nelle stesse condizioni di maggioranza e dominio che ci distinguono oggi dagli altri animali, i vampiri “buoni” del film pensano a se stessi come a creature immonde e coltivano un inelastico mito antropocentrico, ereditato dal precedente status quo senza nessuna mediazione della logica. Si considerano mostri. Mostri così detestabili che si detestano da soli, nella miglior tradizione postmoderna. Continuano, in un contesto assolutamente mathesoniano, a sentirsi “la leggenda”.
Dal momento che la conquista dello status di maggioranza egemone sembra essere relativamente recente, questo vortice irrazionale sarebbe comprensibile come colpo di frusta di una specie di shock culturale. Tuttavia la sceneggiatura – anche troppo attenta a segnalare didascalicamente i suoi sottotesti – non sembra indagare in questo senso. Suggerisce un percorso diverso, per certi versi meno destabilizzante, dalla riflessione sugli effetti di una successione troppo rapida sul trono della specie dominante.
Credo perciò che gli assurdi sopra descritti possano spiegarsi solo evitando di calarsi nella storia e di credere al mondo che ci viene presentato, dunque solo ricordandosi che si tratta di un film.
Daybreakers, in quanto film, si inserisce con una sorta di imbarazzo in un filone le cui più note propaggini sono ormai da considerarsi quantomeno liminali rispetto all’horror. Reagisce tornando alla mentalità del film di paura dei tempi andati, quelli in cui i posti da buoni o da cattivi venivano assegnati in base alla specie di appartenenza. Per restituire al succhiasangue un aspetto orrorifico, invece di lavorare sui personaggi-mostro, il film assume come presupposto quel culto dell’umanità “a prescindere e perché sì” che tanto horror antecedente, in omaggio al noto adagio “i mostri siamo noi”, si era sforzato di spazzare via.
Tutto ciò mi sembra un po’ contorto, ma anche interessante come possibile preludio a qualche nuova rivoluzione in ambito bare, vergini e dentacci.

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8 Comments

  1. Posted April 3, 2010 at 6:54 PM | Permalink

    A me il film è piaciuto, anche se ovviamente non eccessivamente. Ho apprezzato la fotografia, le atmosfere, le scenografie, tutta la parte iniziale e soprattutto gli inserti splatter che non erano affatto male. Certo poi la sceneggiatura sbraca e lascia spazio ad americanate e boiate varie, però questo non vuol dire che rovini totalmente tutto quanto di buono c’è stato prima.
    Per quanto riguarda il tuo quesito io l’ho percepita così, ma potrei ovviamente sbagliarmi: il protagonista, e altri come lui, si rifiutano di nutrirsi di umani perchè una volta sono stati anche loro umani, quindi sono appartenuti a quella specie. Cioè Edward è vampiro da “soli dieci” anni e considerando che dice di avere 35 anni da dieci anni, si presume che sia stato umano invece per 35 anni.
    Potrebbero esserci altri vampiri che sono tali da soli 2 anni e sono stati umani per 50 anni, per dire…
    Cioè mi sembra una motivazione buona per non aver voglia di nutrirsi degli umani.

  2. Posted April 3, 2010 at 10:00 PM | Permalink

    Come avrai letto dalla mia rece, anche a me il film non è dispiaciuto, soprattutto perchè cerca di porsi a distanza di sicurezza dai soliti “Twilight” eccetera eccetera. Quello che non mi è piaciuto è il ricorso (inutile, eccessivo e niente affatto motivato) a stilemi da action-movie puro, nonchè a un certo melanconico tenore generale che vuole a tutti i costi mostrarci il lato “human” della “beast”. Secondo me, invece la “beast” è “beast” e basta (come in “30 giorni di buio”, per esempio). Tuttavia questo film mantiene a mio avviso una sua estetica coerenza, che non butta del tutto alle ortiche l’interesse odierno verso l’ormai abusato tema del vampiro.

  3. Posted April 4, 2010 at 11:39 PM | Permalink

    Ciao, grazie dei commenti!

    @Alessandra
    Ma infatti capisco che per molti potrebbe essere difficile mangiarsi un ex-cospecifico, è comunque una cosa che richiede il superamento violento di quello che ieri era un fondamentale tabù.
    Il fatto è che non ci sono molte alternative: o mangi quello, o mangi quello.
    Un tipo medio si rassegna all’istinto di sopravvivenza, magari con la sua brava lacrimunccia, magari consuma il minimo indispensabile, magari si autoassolve con qualche scusa (“gli umani sono tutti cattivi”, “tanto vengono uccisi in modo umanitario”, “loro dopotutto lo facevano alle mucche”, e così via), ma alla fine mangia.
    Un santo così santo da non riuscire ad accettare la realtà dovrebbe optare per un sobrio suicidio, invece che per la trasmutazione in un mostro che mangia gli altri vampiri, altrimenti il messaggio è: non mangio gli umani, piuttosto mi trasformo in un mostro che mangia gli altri vampiri perché tanto loro non contano.

    @ psiche
    Si, la presa di distanze indubbiamente c’è. Anche io vedo un desiderio di ricondurre questo mostro umanizzato all’horror, desiderio espresso anche nel rincaro sul fornte splatter e frattaglie che giustamente ricordava Alessandra.
    Quello che dici sulla bestia mi ricorda il mio gatto. Quando giocavamo lo guardavo pensando “oh come è carino”, poi mi veniva in mente che era tanto contento perché stavamo simulando l’inseguimento, la tortura e la morte violenta di un altro essere senziente. Sinceramente un po’ mi inquietava il confronto con questo livello della crudeltà, lo stadio in cui la ferocia non è giudicabile attraverso la morale né ispezionabile attraverso i valori umani.
    Concordiamo sul fatto che un mostro inquietante almeno quanto un micetto domestico non sarebbe male, ecco :)

    Per il resto, non voglio negare che questo film abbia dei meriti. Io però sono un po’ insofferente alle sue intenzioni edificanti. Non mi piace sentire che mi si sta impartendo una lezione. Forse è anche un mio limite come spettatore, ma proprio non lo sopporto.
    Inoltre non ho capito perché metterci di mezzo i legami di sangue (la figlia, il fratello). In generale, non capisco perché pescare in questo ambito così melodrammatico per cercare la commozione, senza però avere la pazienza di seguire la cosa fino in fondo considerando queste relazioni viscerali con coerenza.
    Non dico che queste americanate buttino via proprio tutto, ma secondo me tolgono molta credibilità.

  4. Posted April 5, 2010 at 12:52 AM | Permalink

    Non nutrivo e continuo a non nutrire che pochissime aspettative per questo film, e così me lo vedrò più avanti in dvd, giusto per dovere morale.

    I fratellini Spierig mi erano tanto piaciuti in Undead, che per quanto pasticciato e traballante è un film che mi sono proprio goduto, ma un ritorno dietro la camera da presa con questi vampiri, non dico, vampiri, madonna, non sono più in grado di vedere/leggere nulla che abbia a che fare con i vampiri, insomma, non dovevano farmelo. :-p

    Simone

  5. Posted April 5, 2010 at 2:19 PM | Permalink

    è interessante la tua notazione sull’oscuro oggetto del design, che sì, presenta tratti retrofuturistici, ma si ferma proprio là dove si vuole fermare per confermare la semplicistica equazione capitalismo = vampirismo (e allora il vampiro rappresenta la borghesia e l’uomo il sottoproletariato da sfruttare e blablabla..), e dunque all’estetica del rampantismo reaganiano. Ma in fondo tutto l’afflato politico del film è semplicistico. Anche in questo senso nella mia recensione definisco Daybreakers un film dallo spirito carpenteriano in cui i buoni sono i buoni e i cattivi sono i cattivi, e qualcuno dei cattivi ha un’inclinazione al bene (perché l’umano è il bene, anapoditticamente). E Daybreakers è ancora una volta la forma, caciarona, corale, sgangheratamente ritmatissima che ha la meglio sui contenuti, e in cui una sola sequenza con i vampire soldiers affamatissimi che fanno a brandelli un corpo umano (rivincita inconscia o après coup del cascame vampirico dell’ultima cinematografia vampirica) vale di più di tutta la sottotraccia politica veicolata. Puro libero e catartico godimento dell/nell’ entertainment.

    Mauro F. Giorgio

  6. Posted April 6, 2010 at 10:49 PM | Permalink

    “Credo perciò che gli assurdi sopra descritti possano spiegarsi solo evitando di calarsi nella storia”

    Io che, invece, nelle storie mi ci calo più di Neil Marshall nelle grotte di The Descent, non posso fare a meno di dire che Daybreakers è, vampiri a parte, uno dei film più brutti che abbia mai visto. Vuoto, raffazzonato e inutile, nonché contro-stereotipato.
    Ovvero, dal momento che i vampiri odierni al cinema sono lacrimosi, luccicanti e zuccherosi, peschiamo a piene mani gli stereotipi che erano in voga prima; conserviamo il nome, Edward, che è così cool, e facciamo diventare il vampiro riflessivo, paterno e amorevole, come si può essere paterni e amorevoli nei confronti di un criceto, poi gli affianchiamo un fratello minore scemo afflitto, pur se immortale, da un complesso d’inferiorità nei suoi riguardi e che altro? Ah, sì, mescoliamo il tutto con un ribelle sfatto di nome Elvis (!) e impiattiamo con l’aggiunta di sangue sotto una luce fredda, che fa tanto distopia terribile e angosciante…
    Le poche cose accettabili, la scenografia e il trucco che, in ogni caso, è ormai il minimo sindacale che si deve aspettare da un certo cinema e che, vedendoli, non mi hanno fatto gridare al miracolo, mi spiace, ma vengono fagocitate dal nulla o poco più che è l’intreccio.
    Questo film lo odio. Non so se si è capito.
    Ciao! :D

  7. Posted April 8, 2010 at 10:50 PM | Permalink

    @Simone

    Invece sai che io avevo aspettative relativamente alte?
    Paradossalmente, a parte Thirst, visto da pochissimo (sono ancora sotto shock), la migliore notizia sul fronte vampiri degli ultimi mesi mi è arrivata da Gargoyle che ha pubblicato… Varney (comprato ieri). Ripeto: la migliore notizia sui vampiri arriva da due secoli fa :)
    Capisco il tuo scontento, insomma. Però, anche se il film non mi è piaciuto, secondo me Daybreakers è carico di interessanti presagi. Non dico di non aspettare l’home video però… potrebbe farti un effetto meno deprimente di quello che ti aspetti!

    @Mauro

    A proposito di Carpenter ti ho risposto sul tuo blog (con un commento più lungo di un post, temo :P ).

    Qui replico a quanto scrivi sulla scena dei vampire soldiers: è proprio quella a cui pensavo parlando della zattera di medusa, credo. Accidenti, che meraviglia! Veramente una gioia per gli occhi.

    @ El graeco

    Io a te ti adoro, non so se si è capito.

    Veramente, sei molto diretto e hai una capacità di andare al punto un po’ icastica che ti invidio.
    Guarda, come ho scritto il film non è piaciuto nemmeno a me. Non mi interessava stroncarlo. In generale io non sono a mio agio con la stroncatura: sono troppo bonacciona di natura e non mi ci sento portata. Su questo blog infatti mi sembra di averne scritta una sola (quella di Uomini che odiano le donne: ero proprio incazzata nera). Un ltro motivo per cui non stronco è che spesso non mi interessa tantissimo se un film è bello o brutto. Questo è uno di quei casi: per me questo è un film utile a prendere il polso delle vampirate, prima che un film fatto bene o fatto male.

    Comunque, se fossi il tipo che stronca, mi sarebbe piaciuto stroncarlo come hai fatto tu.

  8. Posted April 9, 2010 at 11:50 AM | Permalink

    Be’, io ti ringrazio moltissimo. Sappi che l’adorazione è reciproca, senza scherzi. Trovo il tuo stile e il modo di analizzare i film in tutto e per tutto complementare al mio. E adoro i tuoi commenti lunghissimi… :D
    In realtà, non è che mi piaccia stroncare. Preferisco, anzi, scrivere di film meritevoli, ma quando si esagera proprio non ce la faccio a stare zitto. Per fortuna capita di rado. Ho un sesto senso anti-polpettoni che è sempre in allerta.
    Ah, e tornando a Daybreakers, ho dimenticato di inveire contro la “barista dal braccino corto”, come la chiamo io, che è ormai entrata nella mia personale mitologia! Quella che mette poco sangue nel caffé. Incredibile. :D

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