Shadow di Federico Zampaglione, 2009
Di recente mi è capitato di rivedere l’unico spezzone che mi sia mai rimasto impresso di un film di Nanni Moretti: il brano di Caro Diario in cui il regista romano sfotte Henry – Pioggia di sangue. La scena ha una certa efficacia comica, eppure mi ha sempre messa di cattivo umore.
Nanni Moretti – che dopo Caro Diario ho smesso di seguire e del quale potrei perciò avere un’immagine datata – è un autore molto rappresentativo di certo cinema italiano: quello che si distingue per il respiro strettamente locale, per l’orgogliosa astinenza da qualsiasi intento spettacolare, per l’avarizia di emozioni compromettenti e per la tendenza a un intellettualismo generico, indimostrabile. Non è cinema mentecatto, ma è cinema senza estremi: può conoscere l’amarezza, per dire, ma non si interessa dello strazio. Il cruento e deprimente Henry – Pioggia di sangue, invece, è uno dei pochi grandi horror occidentali usciti dallo stagno soporifero degli anni novanta.
Moretti che smerda Henry, almeno ai miei occhi, è una spietata fotografia del rapporto contemporaneo tra l’Italia che mangia di cinema e lo spettacolo della violenza. Non sono stata testimone dell’età dell’oro immediatamente precedente, anche se so che è esistita. Personalmente, non ho visto niente altro che questo: il critico che piange sulla branda sarà anche un buon momento comico, razionalmente lo capisco, però non si può pretendere che mi faccia ridere.
Shadow è uscito il 14 maggio. La prima volta che ci ho guardato (diciamo mercoledì?), mi sembra che a Roma fosse rimasto in quattro cinema, due dei quali – i mastodontici multisala di Parco Leonardo e Parco de’Medici, alle porte dell’Urbe – lo proiettavano solo in seconda serata. Venerdì era ancora possibile vederlo all’Adriano, un grande multisala a Prati (zona centrale), e a Parco de’ Medici, che però faceva un solo spettacolo a mezzanotte meno un quarto. Oggi, stando a MyMovies, tiene duro solo l’Adriano.
Da quello che ho capito questa storia delle proiezioni notturne va avanti dall’inizio della seconda settimana di proiezione. Zampaglione ha cercato di innescare un po’ di cagnara, ma la protesta non sembra aver sortito effetti. Non sono riuscita a capire se Shadow avrà una terza settimana di vita nelle sale, ma so che il primo giugno uscirà un asso pigliatutto annunciato e in concorrenza diretta: il sesto capitolo della sala di Saw (l’ho visto un paio di giorni fa, per inciso, e ci ho capito niente perché mi mancano troppe puntate precedenti).
Che Shadow sia stato maltrattato direi che è ovvio; mi piacerebbe riuscire a capire quanto è stato maltrattato . Purtroppo non riesco a trovare una fonte on line che, mettendo a disposizione un archivio con i tempi di permanenza nella sale o qualcosa del genere, mi permetta di fare confronti. Andando a memoria mi sembra di ricordare che l’incensatissimo Martyrs abbia subito lo stesso trattamento, ma il paragone è poco pertinente perché il film di Laugier era vietato ai minori. Il confronto andrebbe fatto con altri film italiani, non horror, che non siano casi alla Gomorra né cinepanettoni con Belen Rodriguez. Cercherò di fare qualche ricerca in più, ma per il momento l’amarezza rimane. Intanto scrivo due righe sul film.
Shadow, preceduto dagli slogan irrazionali e sovra-responabilizzanti sulla rinascita dell’horror nostrano che si erano già sentiti per Imago Mortis, mi ha ricordato parecchio Frontiére(s), godibilissimo splatterone francese del 2008 con cui condivide anche un’attrice (Karina Testa, qui meno fisica e impressionante). Gran parte delle considerazioni fatte a suo tempo per il film di Gens a proposito di topoi, riproduzioni e manierismi, valgono anche per quello di Zampaglione: sono due horror che si somigliano nei difetti e nei pregi.
Come Frontiére(s), Shadow convince sul fronte della regia e non su quello della sceneggiatura. Mi riferisco ad alcuni dialoghi (per esempio alle battute finali del medico) e al rapporto tra le riprese su Arquint e il finale, che mi è parso farraginoso e non ho capito. Mi colpisce molto poco anche il sottotesto antimilitarista, che tenta una prospettiva storica fonda di mezzo secolo ma non trova il tempo per circostanziare, uscendone generico e in qualche misura gratuito; il parallelismo con Frontiére(s), in questo senso, prosegue comunque in una sostanziale franchezza: Shadow non è un film spocchioso, non si dà un tono “romeriano”. Piuttosto eredita la necessità di un contesto politico dalla sua attenzione alla storia del genere.
Ci sono un sacco di modi di usare la storia dell’horror in un horror, ma direi che è possibile ammucchiarli in tre filoni: il citazionismo divertito (dalla selvaggeria di Splatters al garbo di Trick ‘r Treat), il saggio metacinematografico “colto” (tipo The Rise of Leslie Vernon o The Hills Run Red) e il manierismo mimetico. I film che scelgono questa terza via sono vistosamente consapevoli della tradizione, dei suoi topoi e dei suoi stilemi, ma non la accolgono/commentano come estranei (Tarantino e il gangster movie orientale) o come posteri (Rob Zombie e il meat movie): la rispettano, la replicano, la tramandano.
Shadow opta per la 3, scarta la riflessione teorica, lavora sui topoi, sconta la prevedibilità che ne consegue e affila il comparto estetico. È nel “come” che Shadow funziona sul serio, ed è sempre nel “come” che si innestano i suoi “cosa” e la sua personalità.
Personalità: se il film che fin ora ha funto da pietra di paragone si scatenava sul fronte grand guignol, Shadow non si butta sull’efferatezza, nemmeno dopo l’ingresso nel tipico scenario da torture porn. Lavora sul sonoro, musiche vintage ma anche rumori (l’inseguimento, l’elettricità), sulle locazioni (il passaggio dal bosco normale a quello maledetto, gli interni-inconscio) e sulle facce, sul corpo espressionista del super-villain, sull’identità europea.
“Cosa”: come dicevo sono rimasta fredda rispetto ai contenuti espliciti del pacifismo, ma mi hanno colpita parecchio quelli impliciti. Tipo il sadismo di Arquint, che ghigna del dolore, si compiace di essere ciò che è, si costituisce – a fronte delle suggestioni bergmaniane – come nemico crudele piuttosto che come necessità indifferente. La questione del mutismo, pure, fa un bel contrasto coi precedenti evocati, edificando un discorso specifico e diretto. Qui non ci sono cazzi: è un’idea spaventosa, veicolata solo attraverso le immagini spaventose e il corpo di un attore spaventoso. Peraltro Nuot Arquint, oltre che spaventoso, è anche molto sexy, almeno in questo film e dal mio punto di vista (che senza dubbio interesserà tutti un casino, nevvero).
Zampaglione conosce il genere, è consapevole del contesto internazionale, ha girato un buon horror in Italia, è un talento. Dovrebbe solo fidarsi di più delle immagini e del suo pubblico: il finale randellato dalle parole – perché ribadire nei dialoghi una cosa che si è già vista? una cosa già spiegata da un’iconografia infraintendibile? – è consolato proprio dall’impronta dell’ultima immagine. Per come la vedo il futuro di Zampaglione regista, almeno a livello di transizione, potrebbe veramente essere nell’emancipazione dalla parola/dialogo come vettori di senso: rumori, musica, corpi, visioni, il lato robusto di Shadow.

GORE GORE LINKS
La bellissima recensione di Mauro (sostanzialmente positiva) e la bellissima recensione di Psiche (sostanzialmente negativa).
Desolato commento di Splattercontainer sulla distribuzione italiana del film.
GORE GORE NOTES
Strong Bloody Violence cambia casa: si trasferisce su strongbloodyviolence.com. I commenti sono chiusi su Splinder (che ringrazio e saluto) e aperti al nuovo indirizzo. Chi seguiva il blog attraverso Feedburner non dovrebbe avere necessità di aggiornare, per gli altri i feeds sono qui. Abbiate pazienza se qualcosa non funziona o manca (link, banner, vecchi post). Sistemerò tutto piano piano.
Scusate anche se non mi sono fatta sentire per un po’: ero in una fase veramente “poco comunicativa”.








16 Comments
mmmm…primo commento sul nuovo blogghe.
Non ho ancora visto shadow, ma ne ho letto parecchio…però posso assicurarti che la distribuzione dei film horror nelle sale italiane diventa cosa sempre più ardua…La notiziona è quella che Argento (con tutti i suoi difetti, ma pur sempre Daria Argento, almeno all’anagrafe) con il suo giallo, non è riuscito ad avere una distribuzione nelle sale italiane, per cui niente cinema.
Aaaaahh avevo una mezza intenzione di scrivere la rece di Giallo, per proseguire il discorso iniziato con la terza madre….ma mi sa che necessito di un tutorial…
Me lo son perso e non solo per colpa mia. Programmato dal multisòla locale è stato sbattuto in una saletta da 40 posti ( un buco ai limiti di ogni buon senso) e in proiezione singola notturna (22,30).
Quanto basta per scoraggiare un pater familias oberato et esaurito. Credo che questo possa confermare il trattamento pessimo riservato alla pellicola.
Pazienza, avrò modo di supportare lo Zampaglione (che a quanto pare merita incoraggiamento) acquistando il dvd.
Auguri per la nuova -bellissima- casa!! Come s’usa in queste situazioni porto in dono l’immancabile pianta: trattasi di esemplare esotico di nome Audrey e non si accontenta di cibo per gatti.
PS: su che hosting sei? io ho da un pezzo hosting + dominio su economicissimo aruba ma non mi decido (per pigrizia e paura di miserabili fallimenti) a fare il fatidico passaggio a wordpress…
PPS: mi sono appena accorto che hai riportato tutti i vecchi post con tutti i commenti ! come si fa ? è un lavoro alla portata di un comune mortale? questa cosa potrebbe essere l’incentivo giusto a fare il passo…
Per me è ancora “Shadow: questo sconosciuto”. E lo sarà, temo, per lungo tempo. Concordo in pieno sulla definizione di un “certo cinema italiano”. Non avresti potuto ritrarlo in modo migliore.
Felicissimo che tu sia tornata! :)
Ho visto Shadow alle 0.50 in una sala squallida di periferia..roba da vampiri di altri tempi.Il film merita davvero un plauso in quanto mi e’ sembrato il miglior horror italiano degli ultimi anni, pur con qualche sacrosanto difetto (sceneggiatura)
indipendentemente dalla distribuzione a dir poco merdosa, e’ stato bellissimo uscire da un cinema dopo aver visto un film horror italiano e non doversi (come sempre) vergognare.
Mai e poi mai avrei pero’ immaginato simile violenza plumbea e malessere dal mite e romantico Zampaglione, che si e’ rivelato davvero un caso di bipolarismo senza pari.Abbiamo anche noi il nostro potenziale Rob Zombie, che con il giusto sostegno ed incoraggiamento (vedi bellissima rece sopra) sono certo sara’ in grado di regalarci ottime pellicole…finalmente!!!!
Confermo l’ottima qualita’ del film la pessima diffusione (?)…
solo spettacoli di notte in multisala da vero incubo, la mia tipa ancora mi rinfaccia l’ orario e il posto
C’era anche abbastanza pubblico, stranamente.
vai a sapere il perche’ in Italia c’e’ questo autolesionismo su tutto cio’ che vale…mah
Ehilà! Mi stavo domandando che ne fosse stato del progetto di redesign del blog, anche se devo dire che il vecchio template aveva e avrà sempre un suo perché (specialmente l’angolo di MauriZZio).
Shadow qui è stato presentato al locale multisala con tanto di Zampaglione presente, ma, a parte quella singola proiezione in prima serata, già dalla prima settimana era relegato o alle 22.30 o alle 18. Ora ovviamente non c’è più… e io non ho trovato nessuno, tra parenti e amici, che volesse venirlo a vedere con me :[ Bastardi! Devo superare questo tabù dell’andare al cinema da sola, tra l’altro non capisco perché ce l’abbia, data la mia proverbiale misantropia. Meh.
andare al cinema da soli è una delle gioie della vita : vai quando cazzo ti pare e non devi sforzarti di essere socievole. quanti film avrò perso per voler organizzare a tutti costi una visione in compagnia? da un bel pezzo non accade più: evviva la misantropia.
@Demon
Io sinceramente non credo che vedrò Giallo, perciò se non ci pensi tu, effettivamente, una recensione del film su queste pagine la vedo improbabile!
Ora ti mando il tutorial via mail, anche se forse faremmo prima per telefono…
@Lost
Eh, la dinamica Moretti-Henry colpisce ancora… Tieni d’occhio i siti che fanno streaming legale però: ho letto che alcuni lo hanno proiettato on line per sostenerlo, può darsi che ricapiti.
Per WordPress:
Splinder non è ben organizzato per quanto concerne l’esportazione del blog e un passaggio diretto a WP è impossibile.
Ho trovato su un blog (dopo cerco e ti mando il link) un trucchetto per passare da Splinder a WP attraverso un passaggio intermedio su Iobloggo. L’operazione teoricamente consente di esportare tutto in una botta sola in pochissimo tempo e non richiede nessuna competenza speciale.
Io ci ho provato. La cosa sembrava funzionare benissimo, ma purtroppo Iobloggo mi importava solo gli ultimi mesi del 2010: una cosa terribile, perché il mio blog ha prodotto la maggior parte dei post a partire da novembre 2009, senza considerare i pochi ma comunque esistenti post dei tre anni precedenti. Ho provato, e riprovato, e riprovato. Per giorni. Il problema continuava a ripresentarsi, a quanto pare per colpa di Splinder.
Alla fine mi sono rotta le balle e in un impeto d’ira ho fatto tutto a mano. Per i post ci ho messo poco, ma al momento di passare i commenti ho capito che la cosa era improponibile: te li devi copiare, li devi ripostare, devi correggere la data e l’ora… Alla fine mi sono decisa a lasciare aperto, almeno per un po’, anche il blog su splinder mentre decido che fare.
Questo è quello che è capitato a me. Ciò non toglie che in altri casi la procedura abbia funzionato.
Se fossi in te tenterei *prima* di impegnarmi, per esempio, nella lavorazione di un tema. Questo puoi farlo indipendentemente dall’hosting, da internet, da tutto, installando WP in locale (cosa che tanto dovresti fare in ogni caso se vuoi dare una personalizzata al tema).
Come Hosting sono su Consultingweb, ma lo uso da troppo poco per dare un feedback affidabile. So che Deeproad si è trovato bene con Netsons.
Ho sentito che aruba con WP ha qualche problema: dai un’occhiata a questo forum che tratta diffusamente la questione!
@Elgraeco
Grazie! Che bello vedere qualcuno con un gravatar… Forse sono stata un po’ crudele e inospitale a imporre a tutti gli ospiti una foto di Maurizzio.
Comunque io ooodio quel certo cinema italiano.
@Raffaele
Sono c’accordo: è sicuramente il migliore.
Ovviamente è irrazionale caricargli addosso la responsabilità di resuscitare l’horror italiano, ma avrebbe potuto essere un inizio.
Dico “avrebbe potuto” perché non so proprio quali saranno le ripercussioni della distribuzione sugli incassi. Cioè: se Shadow, film di un regista già famoso e che è stato molto sostenuto dalla comunità di appassionati e dalla stampa specializzata (da Nocturno), non ha fatto un soldo, le possibilità di vedere, che ne so, uno Zuccon al cinema si allontana ancora di più?
@Gustavo87
Dai non lamentarti: se la tua tipa rinfaccia si vede che ci viene. Io ho avuto consorti a cui le parole “horror” e “seconda serata” nella stessa frase sarebbero bastate per rivolgersi a un divorzista di quelli bravi… Dal mio punto di vista sei un uomo fortunato :)
@Poggy e Lost
Prima di tutto asserisco e prometto che L’angolo di Maurizzio tornerà, più bello che mai e in un posto d’onore, tra pochissimo.
Poi quoto Lost sull’andare al cinema da soli: è comodo e romantico. L’unica altrenativa all’altezza è andare con persone affiatate e con un background simile. Io preferisco la compagnia per la prima visione e la solitudine per la seconda.
Yeah, ce l’hai fatta e tutto da sola! Non è una sensazione bellissima? L’avatar di default poi è un tocco di classe.
Ebbene sì, ce l’ho fatta… però, tipo, non ricordavo di aver messo questo orrido gialletto più scuro sullo sfondo dei commenti dell’autore del post. Fa accapponare la pelle.
Sì, è una sensazione bellissima. Avere a disposizione le tag e un nome per i visitatori non iscritti a splinder, ma soprattutto non dover riscrivere tre volte un post, non ha prezzo.
La goduria crescerà man mano. Per il resto riconfermo la mia disponibilità su quello che vuoi ottenere col minor dispendio di forze. Basta che non mi contatti su Splinder…
posso commenta’ su Nanni?
Tranquilli, mi trattengo, altrimenti poi mi portano via a braccia. Magari fosse come dici tu, a me è sempre sembrato molto peggio (ho visto uno spezzone di un suo film recente, credo fosse il caimano, dove rincarava la dose prendendo in giro le riedizioni dei classici dell’horror). Tra l’altro non noto affatto quell’avarizia di emozioni di cui parli: La stanza del figlio è un abominio che farebbe felice il peggior Von Trier.
Vabbeh, saluti.
Stezio
@Stezio
ho visto uno spezzone di un suo film recente, credo fosse il caimano, dove rincarava la dose prendendo in giro le riedizioni dei classici dell’horror
Ah, allora non era un caso. Se ha perseverato si vede che è seriamente incarognito…
Ovviamente non ho visto il Caimano (la denuncia sinistrorsa monteverdina no, grazie: preferisco comunisti virtualmente capaci almeno di masticarlo, un bambino).
Della Stanza del Figlio mi incuriosiva l’idea di Moretti alle prese con una storia estranea al suo ombelico (qui mi sa che si sente il rancore…). C’ho provato, poi ho ripensato alla vespa, a casalpalocco, a testaccio, alla sacher torte…
In gamba Zia!
Bella recensione e l’Intro è un pugno allo stomaco notevole…
Film affascinante, uno dei pochi che meriterebbe l’appellativo cult, nel futuro (termine usato troppo e a sproposito negli ultimi tempi, mi colpevolizzo pure io!), menzione a parte per quel mimo ballerino, finalmente un Corpo horror e non un Volto (tral’altro ho letto che il tizio, ha partecipato pure a the Passion, punto in piu!)
In bocca a lupo per Zampaglione, adesso il futuro è tutto incerto, ma non per fare il cinico, vista la censura paesana, c’è il rischio che questo astro nascente, torni nell’oblio molto presto.
sad…