Giallo di Dario Argento, 2009

Premetto che ho un certo talento a vedere cose valide e buone intenzioni laddove ai più – presumo spesso a ragione – sfuggono. Premetto anche che Giallo come ci si aspetta, è davvero brutto. E che non ho visto il Cartaio (magari vedendolo mi salta tutta la teoria)
Però ci ho visto diverse cose positive o perlomeno, che fanno ben sperare. Andrò a proporvele.
Per prima cosa le cose davvero orride o riuscite male di Giallo, ai miei occhi almeno, non sono imputabili direttamente, o completamente, al regista:
la sceneggiatura è deprimente, dialoghi minimali e pallidi adatti più ad un fumetto (a voler essere buonissimi e cervellotici potrebbe anche essere voluto, ma non sono così ottimista), stende senza alcuna logica e credibilità (Il detective tollera il tampinamento di una parente di una delle vittime in ogni posto e luogo, la parente appare misteriosamente dal nulla ovunque, incluse aule da autopsia, senza che nessuno la blocchi prima, il detective le mostra fascioli del caso completi di foto di altre vittime, cosi, tanto per tranquillizzarla sulla possibile sorte della sorella, ect) una storia che non è nulla di speciale e di base è una qualsiasi puntata di C.S.I (che mi piace molto, non è dispregiativo), ma neppure il plot di Profondo rosso era chissa che. Insomma la storia a priori non ha niente di malvagio, nè niente di particolarmente buono, ma raccontata così fa pena. E’ vero che fossi il regista e mi consegnassero questa sceneggiatura gli sputerei in un occhio, ma non so come sono andate le cose di preciso, nè quanta libertà avesse di pretendere modifiche. E’ anche possibile, naturalmente, che a lui sia piaciuta un sacco.
Musica: avevo letto in molte recensioni che era carina..è carina, ma non c’entra niente col film, e -alle mie orecchie almeno- rovina diverse sequenze che potevano essere assolutamente dignitose.
Brody e Pataki: se vedessi il pianista, poi pagassi questo tizio qualche milione di dollari e mi recitasse così, prenderei qualcosa di contundente e gliene darei tante irrompendo sulla scena, lo rimpiazzerei per la parte del Detective col mio tabaccaio che di sicuro fa meglio e poi userei lo spezzone delle botte in fase di montaggio, per dare un simpatico tocco occulto di metacinema. Non credo sia umanamente possibile che sia colpa di Argento, tanto più che quando interpreta il Cattivo è molto meglio. Lei recita da cani, è espressiva come un muro, però le spalle femminili in Argento hanno fatto sempre pena, mi sembra, anche “quando era bravo”.
Veniamo alle cose positive. Avevo letto che era girato come una fiction tv (a me per contingenze varie tocca vederle, assicuro che questa cosa è alto cinema in confronto), che non si vedeva Argento in questo film, e per me si vede molto più che in Pelts o Jenifer, le sequenze flashback, che sono appiccicate a cazzo qui e lì senza continuità, sono da carine a molto belle e non sono le sole anche se quasi tutto ciò che è diurno, soprattutto se in esterno, sembra diventare irrimediabilmente piatto.
Il Cattivo (ho rimosso il nome, Fulvio?) al contrario di tutti gli altri i personaggi del film è simpaticissimo, è sempre Brody travestito da figlio segreto di Argento e Ceccherini:

a me è piaciuto come mostro, è il solito con l’infanzia difficile (difficile..gli dicevano che era un cesso, voglio dire, capita ad alcuni, e anche questo lo fa essere un cattivo di serie B, un nerd mancato finito a fare il serial killer) ma non diventa un bruto metodico, nè
una fantastica macchina di morte, resta intrisecamente sfigato anche come mostro, e con quella faccia a suo modo ci stava bene.
…effettivamente le cose buone sarebbero finite qui, ma quello che in realtà mi ha colpito in Giallo è che – mescolato a cose che mi sembrano (forse sbaglio ed eccedo io nel collegare le cose) pescate qui e lì da altri più riusciti prodotti del filone thriller/poliziesco e a citazioni (Anche qui, credo) da proprie creazioni- ci ho visto le tracce non troppo occulte del bellissimo La promessa dell’assassino: titoli ti testa, alcuni rimandi visivi, scenografia di alcuni interni, alcuni di regia/inquadrature, alcuni nei personaggi (la cagaballe invadente e inarrestabile, il poliziotto duro che non dice tutto, e quasi cede a lei ma non si può perchè è meglio per tutti). Rimandi fatti in modo poco riuscito, di temi anche classici/base e che possono provenire da altri posti o essere semplicemnte condivisi dal genere, ma tutti assieme mi hanno dato questa sensazione netta. Non ho potuto non pensare al “cambio” di Cronenberg, ad uno che a differenza di Argento fa cose diverse dalle glorie passate ma ha trovato una nuova cifra altrettanto forte.
Insomma la mia impressione è che sia un brutto film in cui non tutte le brutture siano del tutto imputabili al regista, che una volta tanto è stato lontano dal trash comico involontario. A differenza di tutti i suoi ultimi (tranne il cartaio che come detto, non ho visto), ai miei occhi manca una scena in cui si sghignazza per non piangere, manca l’effetto speciale che non c’entra un cazzo, manca quell’atmosfera imbarazzantemente naif dell’insieme, “l’argentata”.
E’ ingenuo questo film, ma a me sembra il prodotto di qualcuno che è perfettamente cosciente di non riuscire a fare (più) qualcosa e sfarfalli attorno ad alcune idee altrui che ha amato – e idee raffinate, non porcate, il che è incoraggiante – cercando di farle sue senza successo, nell’insieme se dovessi dare una definizione al tutto lo definirei fragile: è brutto e mal riuscito ma non mi sembra che non ci abbia pensato molto, o che non ci abbia messo cura.
A me, devo dire che è il primo della serie “i brutti film di Argento” che termino senza pensare “che stronzata, non ha più voglia di sbattersi” ma che mi ha lasciato una vaga sensazione di tenerezza depressiva, di aver visto il prodotto obbligatoriamente malriuscito di qualcuno che – come accade presto o tardi a chi lavora a lungo con la sua creatività, anche a me, che lavoro in altro ambito creativo, è successo – sta cercando di trovare un modo diverso di fare le cose ed è nell’inevitabile fase “falena” in cui si sbatte di qua e di là perdendosi fra spunti diversi e guardando troppo gli altri per insicurezza. In questa lettura anche il goffo riciclarsi di “Non ho sonno” ha il suo perchè.
Se ci ho preso e non è cronicamente incapace di trovare una strada nuova e sua (oh, succede non sempre si ha talento in ogni modo ed epoca, anche se non credo sia il caso di Argento) e non si ripiega sulla precedente certezza onanistica di fare bene comunque tornando ai baracconi trash, può anche essere che in un film o due spesi a trovare un proprio nuovo modo torni a fare qualcosa di oggettivamente serio. Però magari sbaglio, e la storia di Dracula 3d , se è vera, aumenta il fattore rischio trash.









4 Comments
Non ci credevo che saresti tornato a postare, invece sei risorto sul serio!
Dunque.
In questi giorni sto seguendo un’accanitissima discussione su Horror Magazine sul tema “Argento e come si discute di Argento in Internet” (ci sono affezionata a questo tema). La discussione è quella di cui ti parlavo al telefono e la trovi qui, cioè nel topic di Giallo (ultimissimi post).
Io in questo momento non sono tanto motivata a comprare questo film, quindi ti rispondo su cose che hai detto lateralmente.
Questione riconoscibilità/irriconoscibilità:
verissimo che Pelts e Jenifer non sono molto griffati Argento. Vero pure però che a me Jenifer è piaciuto, quindi non l’ho percepito come una calata verso il basso per colpa della mancata riconoscibilità, ma come un guizzo verso l’alto – in parte, anche per il rinnovamento: ci ho visto un regista più libero, emancipato dal suo ingombrante passato e dalle “pretese” dei vintagisti che glielo rinfacciano sempre. Io da Jenifer in poi mi sono messa in testa che questo passato, per il suo cinema nuovo, sia una zavorra.
Questione Dracula 3D: sembra che sia vera.
Questione crisi creativa:
Una volta ho beccato in rete un’intervista ad Argento in cui, di fronte a una domanda sul suo rapporto con la critica, raccontava una barzelletta sui critici cinematografici e i becchini. Penso che Dario Argento non dia retta alla critica per principio: perché la critica lo ha sempre menato, anche su quelli che oggi sono unanimemente considerati capolavori. Il discredito della critica può mandare in crisi qualcuno che si è sempre confrontato con giornalisti incazzosi (salvo tardive rivalutazioni)? Questo per dire: la crisi può starci, ma mi chiedo perché ora.
Questione Brody:
Ho letto che si sarebbe incaponito, contro le iniziali intenzioni di Argento, per fare il doppio ruolo. Visto che Brody è un attore con reputazione di virtuoso di quelli che dimagriscono millemila chili per una parte e sfoggiano versatilità, questa cosa mi sembra verosimile.
Questione agnizioni misteriose:
La Fondazione Henenlotter si occuperà del caso Ceccherini-Argento-Fulvio.
Azz, mi hai fregato… avevo detto alla zia che avrei scritto qualcosa di giallo. Mi hai anticipato.
Condivido parecchie cose, anche se sei stato fin troppo buono. L’interpretazione di Brody è davvero imbarazzante, la tipa non pervenuta. Concordo con la similitudine con CSI (piace anche a me) che però qualitativamente è su un altro livello.
Non lo sapevo, scusa! …ma la faccenda della promessa dell’assassino è fra quelle condivise o ti pare (probabile) un viaggione mio?
Jenifer: eh io all’epoca ero convinto che semplicemente non lo avesse girato lui ma lo avesse affidato a qualche pargolo suo (forse l’ho messo anche nel post, non ricordo), però effettivamente non c’era un motivo particolarmente sensato per supporlo. Forse davo per scontato che allontanati i film luna-park dovesse riemergere qualcosa dello stile precedente, o che almeno non eliminasse alcuni punti di forza che non c’era motivo di depennare (mi ricordo che l’inseguimento nella foresta era quello che mi aveva persuaso che non fosse lui)
This post could not be more on the level.