OTTO

Otto; or Up with Dead People di Bruce LaBruce, 2008

Trama: Medea è una regista indipendente che intende affidare un messaggio di assoluto disprezzo per la società magnacciona, eteronormativa e violenta del capitalismo avanzato alla sua ultima fatica: Up with Dead People, un porno-horror art house sugli zombi gay. Grazie al casting per il film, conosce Otto e decide di farne il protagonista.
Otto è un teenager gay, piuttosto sexy benché inequivocabilmente emo, solo, smarrito e in piena crisi esistenziale. Dorme dove gli capita e viaggia a piedi prima verso e poi attraverso Berlino, in cerca della sua memoria smarrita e di un perduto amore adolescenziale. Inoltre è uno zombie, o almeno come tale si comporta, non-vive e mangia. Arruolato nel cast di Up with Dead People, da una parte lo interpreta docilmente, dall’altra costituisce una versione vissuta, realistica e istintiva delle contorsioni filosofiche di Medea.
Che ne sarà di Otto, il vero zombie gay, quando gli altri morti viventi si saranno levati il trucco?

Questo bellissimo film di Bruce LaBruce è una delle zombate più godibili e poetiche che abbia mai visto.
È anche molto divertente, anche se ha i suoi elementi di melanconia, e tocca imprevisti picchi di autoironia nella figura di Medea. Tra arringhe artistoidi e implacabilità dittatoriale, la regista darchettona fa pensare a una versione femminile del classico mad doctor, con tanto di progetti creativi megalomani, eccentricità studiata da Pretorius e gregario passivo al seguito. Molto piacevole anche il suo rapporto, chiaramente ispirato a quello tra i coniugi Addams, con la fidanzata Helga: una vamp in perfetto stile Louise Brooks, muta e in bianco e nero.
Se Medea è il Mad Doctor Otto è decisamente il mostro, quindi anche l’eroe. Versione splatter dell’archetipo erotico dell’efebo, si confronta con le brutture della vita e attraversa le tappe di una formazione sessuale feroce e romantica, passando dal sopravvalutato idillio adolescenziale ai coiti occasionali e clandestini con altre creature della notte, per tornare umano solo nella parentesi di un intenso amplesso con la sua co-star. L’esperienza potrebbe riportare Otto alla vita, indurlo ad abbracciare la morte definitiva o permettergli di tornare, stavolta per scelta, allo stadio intermedio in cui lo abbiamo conosciuto. Uno stato di separazione radicale e inquietudine permanente, sovversivo in sé e per sé e perciò massimamente desiderabile.

Otto si divide il podio per la mia zombata preferita dell’ultimo quinquennio con American Zombie (Grace Lee, 2007), che pure stabiliva un esplicito nesso tra morte vivente e militanza queer scimmiottando il famoso motto “We’re Here! We’re Queer! Get used to it!” in uno scherzoso (ma non troppo) “We’re Here! We’re Dead! Get used to it!”. Sono due film molto diversi per stile, intenti e contenuti, ma hanno in comune una feconda evoluzione dell’archetipo che depone il mostro-massa di romeriana memoria per considerare i morti viventi in quanto individui dotati di caratteri, sensibilità e storie specifiche. Il connotato, già sostanzialmente eretico rispetto alla mitologia del mostro, si esaspera ulteriormente attraverso l’individuazione degli zombi come minoranza in cerca di consapevolezza politica e memoria.
Mi pare si tratti dell’aggiornamento più maturo e attuale ultimamente apportato alla decomposta semenza di George Romero. Trovo anche interessante il fatto che i prodotti che la ospitano siano estranei, per provenienza, al grembo di un genere che continua a comporre variazioni – più o meno belle, più o meno spassose, quasi sempre molto caute– sui concetti già consegnati dai grandi classici del filone.
Da tempo l’horror ha formalizzato i temi contenuti in nuce in Day of the Dead (1985), assumendo una prospettiva sempre più apertamente zombofila e anti-umana. Abbiamo avuto zombi protagonisti (il fighettissimo Fido, il giovane e squattrinato Colin), zombi isolati (il buonissimo Deadgirl), zombi coscienti (il pionieristico e poverissimo I, Zombie o il romantico Zombie Honeymoon). Ci sono già stati anche zombi politicizzati, a dire il vero un po’ guastati dal piglio didascalico, dal democratico Land of the Dead (2004) al pacifista Homecoming (2005), episodio dei Masters of Horror probabilmente ispirato al più verace La morte dietro la porta (1974). Questi elementi però – a meno che non mi manchi qualcosa di fondamentale, il che è possibilissimo – si riuniscono tutti solo in questa strana coppia di film. Gli zombie di Grace Lee e quelli di Bruce LaBruce, lungi dal rappresentare un’orda conformista in balia di un’invincibile coazione a ripetere, se ne appartano e le si oppongono, decretando un’evoluzione miliare, tanto massiccia da rasentare il superamento, del famoso loro sono noi, noi siamo loro.

LaBruce è recentemente tornato sul tema con L.A. Zombie, interpretato dall’enorme pornodivo François Sagat, che con la sua zannuta presenza promette l’esplorazione di uno stereotipo erotico scultoreo e muscolare, in un certo senso contrapponibile a quello incarnato dal delicato Otto.
Attualmente in concorso a Locarno, L.A. Zombie ha già destato le ire dei Ned Flanders australiani che hanno decretato la sua esclusione dal festival di Melbourne. Spero che le polemiche proseguano anche dalle nostre parti per fare un sacco di pubblicità al DVD, che uscirà a dicembre in un cofanetto contente anche Otto e una monografia su Bruce LaBruce.
Forse vale la pena di aspettare per averli entrambi e sostenere il prodotto. Per i più impazienti è già disponibile questa edizione del solo Otto con i sottotitoli in un sacco di lingue, italiano compreso. Non ho ancora visto gli extras, ma dovrebbe trattarsi solo di qualche scena tagliata.

Nella foto: Otto divora il sosia di un gatto melomane che ha ostacolato la stesura di parecchi post su questo blog.

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9 Comments

  1. Nick
    Posted July 27, 2010 at 7:11 PM | Permalink

    Ciao zietta ci sei mancata!
    Visto il mio amore per il genere zombi,credo proprio che vedrò volentieri questo film.

  2. Posted July 27, 2010 at 7:19 PM | Permalink

    Grazie Nick! Mi scuso per l’assenza un po’ brusca e scortese… Nei prossimi giorni rimedio il rimediabile rispondendo a commenti, post e mail.
    Se hai occasione non farti mancare Otto: c’è pochissimo in giro che gli somiglia!

  3. Nick
    Posted July 27, 2010 at 7:24 PM | Permalink

    Cercherò di non farmelo mancare,tra parentesi hai acquistato ulteriori punti non citando tra i film di zombi il deludente,almeno per me,Zombieland.
    ciao zietta.

  4. Lucia
    Posted July 28, 2010 at 6:54 AM | Permalink

    Porca miseria. Volevo vedere questo film da tempo. Ma se si divorano gatti me ne devo tenere alla larga, perchè la morte violenta del micio è l’ unica cosa che non riesco a sostenere psicologicamente in un film.

  5. Posted July 28, 2010 at 7:46 AM | Permalink

    > perchè la morte violenta del micio è l’ unica cosa che non riesco a sostenere psicologicamente in un film.

    Nella realtà invece sei una fervida fautrice.

  6. Lucia
    Posted July 28, 2010 at 9:48 AM | Permalink

    No, nella realtà potrei seguire il micio nella suddetta morte violenta.
    Nella realtà tendo a preferire la morte violenta della zanzara, soprattutto in questo periodo. Però poi mi sento in colpa e piango anche un po’.

  7. Nick
    Posted July 28, 2010 at 4:19 PM | Permalink

    Lo so che è tutta finzione però povero gatto lo stesso!Vorrà dire che vedrò il film saltando la parte del gatto,così anche la mia gatta nera è contenta!

  8. Posted July 29, 2010 at 1:52 PM | Permalink

    un’altra succulenta entry per la mia già ipertrofica wishlist
    ah! se non ci fosse la zia…

  9. Posted August 12, 2010 at 8:24 PM | Permalink

    Non sono l’unica gattara da queste parti, vedo!
    Vi tranquillizzo: il gatto grigiastro viene divorato fuori scena. Si vede Otto che prende in braccio ed esamina, tentato e forse combattuto, questo gatto molto – ma molto – estroverso e pacioccone, poi c’è un taglio e ritroviamo lo zombi che mastica la coda come da foto. Onestamente la scena mi ha fatto solo sorridere, quindi – da gattara apprensiva – confermo che il film si può guardare senza patema :)

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