Un film di genere

Wolf Creek di Greg Mclean, 2005

Mi aveva colpito su imdb la netta divisione di giudizio su questo film: succede sempre di trovare un certo numero di “loved it” e “hated it” compresenti nei commenti, ma questo titolo ha un numero altissimo di voti estremi. I negativi sono soprattutto orientati al “Non capita un cazzo per quaranta minuti“, e al “E’ una storia banale, scopiazzata da non aprite quella porta” e qualche “E’ una roba da pervertiti, non capita un cazzo per quaranta minuti e poi massacrano dei poveri ragazzi e non c’è altro“. I positivi, più misteriosi, sono del tipo “Ho visto mille horror ma questo mi ha spaventato davvero“, “Vedo sempre horror ma questo ho fatto fatica a guardarlo“, etc. Incuriosito mi sono spostato su siti italiani, e stranamente i giudizi qui tendono al “Un film dignitoso“, “Un film carino“, “Decente ma niente di che“.
Mi sono procurato il dvd, e devo dire che non capisco ancora il curioso gap fra le recensioni italiane e non (anche se come detto, le ho tratte da una manciata di siti e basta), ma mi trovo del tutto d’accordo col filone estero: Wolf Creek per me è un film che non dovrebbe poter lasciare indifferenti, entrandoci dentro e leggendolo nel modo giusto (se è quello che dico io) non può essere percepito come un prodotto “bellino” e basta. Al contrario, se si resta impermeabili al tema di fondo, si rimane con un film che, effettivamente, ha una storia piattissima, ha poca violenza, poco sangue, e lascia per forza – immagino – insoddisfatti. Insomma, chi lo ha definito con mezze misure credo non abbia colto o apprezzato la sostanza ed è stato troppo buono col suo voto.

A me a colpito moltissimo, anche se due cose rovinano – almeno per me – il suo potenziale. Ed effettivamente mi ha angosciato come pochi altri, almeno fino ad un certo punto della storia.

Trama: Liz e Kristy, due giovani turiste inglesi, in compagnia di Ben, un giovane australiano, sono in Australia per una vacanza di due settimane. Dopo un breve cazzeggio in un località che non ricordo, comprata un’auto partono, prima tappa del loro tour il cratere di Wolf Creek. La loro auto però si ferma, e l’unico tizio – Mick- che li trova li porta in una cittadina fantasma dove vive per riparare la loro auto, li droga e mentre le due ragazze si risvegliano legate, il ragazzo si ritrova croficisso (!). Le due daranno parecchi problemi a Mick, ma finiscono in modo orribile. Ben si salva per culo (e forse per il ritardo nei piani di Mick causato dalle due ragazze). Si scopre che Mick usa torturare uccidere chili di turisti e famigliole, e che è lui a sabotare le auto nei pressi del cratere dopo avere adocchiato le potenziali vittime. Il film si presenta come tratto da una storia vera, e non è propriamente così (La trama è blandamente ispirata a due distinti casi di cronaca avvenuti in zona: una coppia aggredita e le vittime di Ivan Milat.)

Appena ricevuto il dvd l’ho del tutto scordato e mi è venuto in mente tipo alle 5 del mattino, ero assonnatissimo ma volevo vederne un pezzo. Per questioni di orario ho dovuto fermarmi proprio appena prima della parte del massacro, quando i tre si addormentano davanti al fuoco. Sapevo da spoiler su imdb com inziava la scena dopo, e un pò perchè era l’alba un pò perchè ero angosciato ho fermato il film lì. A letto ho passato un’altra mezzora ad angosciarmi, il film mi aveva  perturbato e in più non volevo che facessero del male a quella con la faccia da criceto. Al mattino mi sono piazzato col caffè a vedere il resto, e lì quella specie di tetro e sonnolento incantesimo che sembrava avermi lanciato la pellicola mi ha lasciato. Cerco di spiegare bene..mi scuso se sarò lungo e caotico ma non so bene come riassumere il discorso.

La prima parte del film – dal cazzeggio fino all’arrivo di Mik- è apparentemente vuota. Alla prima visione del film, forse anche a causa del sonno, avevo pensato fosse solamente una lenta introduzione alla storia che dando un ritmo preciso alla normalità e facendo conoscere i personaggi rende effettivamente disturbante l’irrompere della parte horror che privata del “candore” reso famigliare dalla lentezza (o lughezza) del prima non sarebbe altrettanto efficace. Finito il film l’ho riguardato tutto intero, e ho colto meglio:

la cosa principale, secondo me, è che Wolf Creek non parla di un contesto eccezionale, nè di un villain vero e proprio. E’ una storia orribilmente normale, possibile, o meglio, naturale. Di Mick  non sappiamo quasi nulla a parte il riassunto sul suo passato di cacciatore, ma – almeno io – non ho sentito il bisogno di sapere altro, e non ho avuto idea che ci fosse molto altro: Mick è uno stronzo qualunque che ha semplicemente la particolarità di abitare un luogo che gli permette di esplicitare determinate pulsioni senza subire conseguenze. Non sembra peggiore della combriccola della pompa di benzina, non sembra peggiore di persone che probabilmente tutti abbiamo incrociato prima o poi. La cosa orribile è che Mick non ha nulla di eccezionale.

Lo stesso vale per il resto: tutti i personaggi sono semplicissimi, credibili e del tutto comuni, e in questo senso la prima parte del film non è un lungo intro scollegato dal finale cruento, ma soltanto il ritmo naturale e necessario per svolgere la storia. Il grosso del tema conduttore del film è costruito prima, la sequenza con Mick è solo il precipitare, l’estrema declinazione delle problematiche e temi presentati durante l’avvicinamento a Wolf Creek.

Il tema fondante, che non so perchè a me è sembrato palese e che non ho trovato citato però in nessuna recensione, è sui ruoli e il genere, e anche su cultura e natura, sulla tradizione, i generi e le circostanze. Sono un sacco di cose e per questo mi è piaciuto così tanto. Il dubbio di sovrainterpretare ce l’ho, e mi è spiaciuto che negli extra dvd nessuno parlasse della storia del film ma solo di quanti pochi soldi avevano e quanto fango c’era, però per me rimane un dubbio pro forma: il film è semplicissimo, e proprio per questo portare così tanti temi “per sbaglio” mi sembra davvero improbabile.

Il tema del genere e dei ruoli è presente in modo prima sottile, poi palese, ma è presente in modo ossessivo e percorre la storia. Il primo accenno è alla prima scena col venditore di auto, che punta diretto a ciò che ci si attende dal giovine maschio solo con due ragazze, Ben non gradisce.
Subito dopo è nella festa in piscina, quando un tizio tenta un blando approccio con Liz. Non c’è nulla di sgradevole, tutto avviene ancora – pur trattandosi di un abbordaggio da sconosciuto, bloccato dal nullo entusiasmo di Liz già interessata a Ben – secondo i codici  socialmente accettati, avviene, anche, fra giovani oltre che in un contesto formalmente “civilizzato”.  Il resto del viaggio fino alla pompa di benzina non vede altri personaggi, e il film oltre a renderci via via meno antipatici quelli che sembrano (almeno a me) tre tizi un pò scemi vacanzieri qualsiasi fino a farci preoccupare per loro, a introdurre la percezione naif del pericolo col tema degli alieni, e a mostrare i paesaggi bellissimi e orribilmente vuoti dove si stanno immergendo, presenta dinamiche di ruoli molto più blande, soprattutto da parte di Ben che paradossalmente nel film pare quello meno interessato, e capace, di svolgere i compiti che ci si attende da lui in quanto uomo. Alla pompa di benzina viene scaricato dalle due per occuparsi del pieno, ed esce umiliato dal confronto con il manipolo di vecchiardi arrapati. Al cratere viene caricato con gli il necessario per la passeggiata per tutti e tre, e l’approccio sentimentale con Liz è assolutamente simmetrico con quello di lei. Quando l’auto non riparte Ben si sente in dovere di ficcare la testa nel cofano, e finisce a ridere con Kristy che dopo un secondo intuisce che lui non sa nemmeno da che parte guardare un motore. Quando Mick comunica cosa si è rotto nell’auto, Ben finge stupore e dice di averla controllata, e  Kristy lo zittisce. Quando le ragazze preferiscono evitare l’ospitalità d Mick, Ben aspetta che siano loro a muoversi, ma le due lo spingono perchè è “roba da uomini” e lui, malvolentieri, si adegua. In tutta la parte del massacro Ben sparisce, a parte il finale, è completamente assente, e anche se essendo crocifisso ci sta che abbia più problemi delle ragazze a liberarsi, nella sua fuga finale (dove peraltro non cerca nemmeno di sapere che fine hanno fatto le due amiche) si dimostra del tutto inutile. E il fatto che si salva è dovuto, ancora, al suo genere, e al fatto che Mick, semplicemente, non aveva come interesse principale occuparsi di lui.

Fin qui sembrerebbero cose da film del filone “le donne hanno più risorse degli uomini”, ma non è così. Se Ben è una pippa – ma non lo si percepisce com uno che fallisce in modo speciale, è uno normale che fallisce in modo comune -  Liz ha idee intelligenti ed è piena di risorse e Kristy non è granchè sveglia ma almeno è ostinata e reattiva nel voler sopravvivere, Mick, depositario delle competenze virili più classiche di cui Ben mancava del tutto, ha banalmente risorse e capacità troppo elevate per loro. Non in assoluto, ma lì, in quell’ambiente naturale, di sicuro. La scena più ansiogena in questo senso per me è stata quando Liz gestita benissimo la situazione fin lì, si scontra col il mero e tetro dato pratico di non saper ricaricare il fucile. Fin lì non ha dovuto usare capacità specialistiche e ha fregato Mick, ma si arresta contro le differenze di addestramento di genere (e di cultura/ambiente). E’ vero che al suo posto Ben lo si immagina come incapace di prendere anche solo in mano l’arma come si deve – mentre Liz assimila subito le poche informazioni avute indirettamente da Mick mentre spiega a Kristy quando il fucile spara e quando no – ma si ha la netta sensazione che se Ben e Liz, che arrivano da un diverso contesto sociale e sono di età diversa, sono probabilmente equamente incapaci in campo militare, se Liz fosse coetanea di Mick, o fosse vissuta nel suo territorio come lui non saprebbe comunque maneggiare qull’arma, perchè nel territorio di Mick i ruoli di genere sono assolutamente divisi. Mick, e la combriccola della pompa di benzina, non danno però l’idea di un maschio “primitivo”, primevo, di un genere naturale. Sono esemplari che vengono counque dalla cultura, ma che sono stati reintrodotti in un contesto scisso dalla società della cultura. Sono come bestie in cattività reintrodotte in natura, e quello che sono non è naturale o primevo. Sono ciò che è la cultura liberata dai vincoli della società, si trascinano dietro un corredo di convenzioni sociali, per niente animali (Mick anche se scherzoso sembra dire sul serio quando fa notare a Ben che ci sono delle signore presenti mentre lui rutta), prendono il peggio della cultura di genere naturale (quella che spontaneamente può portare in certi casi a darsi compiti diversi per efficienza, non per pregiudizio) e il peggio della cultura di genere sociale.
Mick insomma non può perdere, e si vede benissimo, mette in campo parte delle tattiche  illustrate la sera prima nella caccia agli animali, anche se le cose vanno in modo inaspettato rimane tranquillo e apprezza la cosa (come quando da vantaggio in auto a Kristy prima di partire) ha semplicemente troppe competenze da spendere in una situazione simile rispetto alle ragazze, e questo è ciò che rende sgradevole tutta la parte del massacro.
La cosa che, a me, ha spezzato proprio l’immersione nel film che fin lì era grandissima è nella scena del fucile di cui sopra: Liz che ha mille idee (quella inziale del fuoco e dell’esplosione per dire è un’idea fuori dal comune in un situazione così tesa, ma non sembra irrealistica) in un stanza con un arsenale gli da due bottarelle sulla schiena e scappa? è vero che se avesse recuperato un’arma il film finiva lì, però sarebbe bastato levare l’arsenale dalla stanza per renderla credibile. Che non voglia uccidere Mick (come avevo letto da qualche parte) non è vero, o non smanetterebbe tanto col fucile cercando di sparargli in testa prima di lasciar perdere. In un horror “normale” non ci avrei badato, le vittime fanno sempre cose sceme, ma in un film che basa tutto sul suo essere lineare e reale, per me ha spezzato un pò tutto. Ho tentato di recuperare l’atteggiamento giusto, ma poco dopo Liz rifà un’altra cosa insensata mettendosi a ravanare negli oggetti delle vittime per tantissimi minuti. La scena era bella, ma sarebbe bastato spostarla a prima, far finire Liz nel deposito oggetti mentre vagava dopo essersi liberata dai legacci, oppure con Mick a terra dopo lo sparo, credendolo morto. Insomma, sembra fare il pelo nell’uovo ma in genere non sono il tipo, e in questo film queste due cose mi hanno davvero fatto l’effetto di far saltare un meccanismo altrimenti efficacissimo.

Un’altra cosa (forse) interessante di Wolf Creek è il modo in cui neutralizza, poco prima della fine, quella che sembrava fin lì la final girl, pur con tutte le difficoltà del caso. Per metà film non c’è un personaggio centrale, ma dal massacro tutto scivola attorno a Liz, e poi viene levata di mezzo in modo orribile e di lei, che resta putroppo viva, non sapremo più nulla ma possiamo immaginare che resterà con Mick a lungo, ricordando la sorte del cadavere nella rimessa.

In finale, a parte i due momenti insensati il film mi è piaciuto moltissimo,  e ha una sequenza per me spettacolare – tutta la parte dell’auto trainata fino alla miniera- visivamente incredibile, senza fare cose patinate o con le solite palette di colori malsani che imperversano negli horror negli ultimi anni (i blu verdini o i ruggine silent hill), riduce tutto al buio e alle luci secche e tagliate delle auto restando elegantissima, a parte la luna. Poi magari sono l’unico però la trovo bellissima.

Continua a lasciarmi perplesso la ricezione tiepida dei commenti italiani che ho trovato, e, in generale, l’assenza di accenni al tema del genere e dei ruoli che a me pare fortissimo, e che è – una volta tanto- affrontato come problema/limite anche maschile, dando per di più anche spazio all’orrore dell’utilità, in certi contesti, delle specializzazioni/ruoli associati alla cultura sessista.

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2 Comments

  1. Nick
    Posted July 16, 2010 at 1:54 PM | Permalink

    Credo che la spaccatura delle recensioni Italiane e la tiepidità da te riscontrate siano proprio dovute alla atipicità del film.Probabilmente l’animale spettatore è talmente abituato a certi canoni che rimane scombussolato quando Wolf Creek non li harispettati.
    Indubbiamente il film è un pò .lento,ma una sua “anima” la possiede.Personalmente ritengo che il vero protagonista del film sia l’outback australiano ed è in quest’ottica me lo sono goduto.

  2. Max
    Posted January 21, 2012 at 8:23 PM | Permalink

    pienamente d’accordo con te sui due pezzi che rovinano il film, ci ho pensato pure io mentre lo guardavo. Il pazzo assassino stupratore è per terra e la ragazza si accontenta di dargli due colpi sulla schiena? Non ha senso. Avrebbe potuto quanto meno legarlo o sincerarsi della morte. Invece no, si accontenta di dargli questi colpetti e scappa lasciando la porta del magazzino aperta in modo che lui possa inseguirla quando vuole.
    E poi la scena dei ritrovamenti. In una situazione del genere una si mette a guardare le foto e i video? Ma va…
    Ma c’è un’altra scena che ho trovato ridicola, precedente alla prima, quando la ragazza, dopo essersi liberata, sente le urla provenire dal magazzino e che fa? Si mette a sbirciare dalla finestra; vede l’uomo che punta un fucile contro la sua amica e rimane lì a guardare fino a che lui spara. Si decide a darsi da fare solo quando lui si fa avanti per violentare la ragazza. Se lui non avesse bluffato la tipa avrebbe assistito in diretta all’omicidio della sua migliore amica senza muovere un dito, anzi, limitandosi a guardare, come a uno spettacolo…
    In ogni caso a me questi nuovi film horror pieni di violenza gratuita e torture varie non esaltano, anzi… lasciano amaro in bocca e angoscia. E’ un genere che si sta espandendo anche troppo. Il vero horror per me è un’altra cosa.

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